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 Milano, mercoledì 29 ottobre 2003
Così gli animali sognano
4 ore per il tuo Gatto e 1,5 per il tuo Cane ma il record è dell'Ornitorinco: 8 ore su 14 di sonno


L'uomo condivide con molti mammiferi i movimenti oculari e l’elettroencefalogramma di quando si sogna Sognare è un’esperienza che condividiamo con certi animali, tra cui i nostri domestici. Ma se ogni uomo ha esperienza dei propri sogni, ricordando le avventure che ha vissuto, i sentimenti che ha provato in quel mondo mentale staccato e misterioso, per conoscere qualcosa dell’universo onirico delle altre specie occorre percorrere differenti tragitti. Certo è, per esempio, che chi possiede cani sa che questi ogni tanto si agitano nel sonno, ringhiano o scodinzolano o guaiscono. Accennano a movenze che alludono a giochi, aggressioni, predazioni. La deduzione è scontata: stanno sognando. Questa è la strada del buon senso; l’uso a fiuto delle analogie. Esistono però, felicemente, altri approcci conoscitivi e, dato che proprio quest’anno è trascorso mezzo secolo da quando Eugene Askensinsky e Nathalien Kleitman annunciarono la scoperta del sonno Rem (Rapid Eye Movement), il sonno di quando si sogna, tanto vale partire da questo importante fenomeno. L’alternarsi tra veglia e sonno viene riflesso dal tracciato elettroencefalografico. Ebbene, i due studiosi descrissero la comparsa, raggiunto il sonno più profondo, del tipico tracciato dell’attenzione; contemporaneamente, sotto le palpebre abbassate, gli occhi si muovono rapidi. Se, a questo punto, svegliamo il soggetto dormiente, questi ci informa che stava sognando. E il fenomeno non è solo umano. Oltre ai cani, anche i gatti, le scimmie e tanti altri mammiferi e uccelli effettivamente presentano, mentre apparentemente stanno sognando, i movimenti oculari e l’elettroencefalogramma di quando si sogna. Eppure durante il sogno il sonno è profondissimo. Cade completamente il tono muscolare e, pur manifestandosi l’attività cerebrale tipica dell’attenzione, il risveglio dovuto a stimoli esterni è difficile. E’ come se, mentre sogniamo, fossimo svegli altrove. Chi sogna, pur essendo dissociato dal suo ambiente, si trova in uno stato di estrema concentrazione su immagini immagazzinate nella memoria. Una recente modalità d’indagine che consente di esplorare il contenuto stesso dei sogni è la registrazione in vivo dell’attività neuronale. Ciò può attuarsi con la Pet (Tomografia a Emissione di Positroni) e altre tecniche non invasive o scarsamente tali, che evidenziano l’attivazione o meno dei neuroni deputati a un comportamento specifico, nelle fasi Rem e nRem (sonno senza sogni). Palese è l’utilità di questo tipi di analisi per verificare come anche esseri non umani vivano nel sogno esperienze classificabili, oltretutto corrispondenti ai moduli comportamentali parallelamente osservati. Pur essendo i progressi scientifici relativi all’attività onirica considerevoli, ancora non esiste concordanza d’opinioni sulla funzione dei sogni. In una recente conferenza intitolata «Animali che sognano: ipotesi sul valore adattativo dei sogni», tenutasi presso il Centro Fiorentino di Filosofia della Scienza, Laura Beani ha illustrato le due attuali tendenze interpretative. L’una, detta funzionale, associa sogno e memoria e si fonda su interessanti esperimenti che dimostrano come certi animali «ripassino», consolidandole, le informazioni che hanno da poco appreso. I Diamanti mandarini, piccoli passeriformi, memorizzano, sognando, i motivi in cui si sono cimentati il giorno prima; i ratti ripercorrono oniricamente il tragitto del labirinto in cui da svegli hanno tentato di orientarsi. L’altra ipotesi, detta non adattativa, considera invece i sogni come semplici residui, privi di significati funzionali, dell’attività mentale svolta durante la veglia. (Corriere della Sera, 20 luglio 2003, Danilo Mainardi) Cordiali saluti Eco & Biofood Servizio Clienti
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